menu di scelta rapida

torna al menu di scelta rapida

Storie

lunedì 25 settembre 2017

Amatrice e Campotosto: legame antico

Amatrice e Campotosto: legame antico

 

“Campotosto è il mio paese, ma il confine con i luoghi del Reatino è solo politico. Amatrice è la nostra capitale”.

Livio De Angelis, 46enne consulente del lavoro, vive a Roma ma la sua terra d’origine è Poggio Cancelli. In territorio abruzzese, certo, ma come ha già raccontato Assunta nella sua storia, i legami, quelli veri, vanno ben oltre i limite geografici.

Il suo racconto scorre come un lungo film in bianco e nero.

“Tutto ruotava intorno ad Amatrice. Fino agli anni Ottanta e Novanta, quelli dello spopolamento, quando molti giovani hanno abbandonato il mestiere dei genitori. Alcuni hanno perso il legame con la terra ma tanti altri lo sentono ancora, fortemente”.

Ma cosa unisce così saldamente Amatrice a Campotosto?

Tutto passa attraverso il rapporto animali-uomo: la transumanza.

“Mio padre era un allevatore. Un’integralista dell’allevamento degli ovini, era l’unica sua occupazione”.

La transumanza iniziava a settembre, quando si partiva con gli animali per raggiungere la campagna romana. Molti partivano a piedi, altri caricavano gli animali sui Tir. Molti i mesi fuori fino a giugno, quando si tornava. Ed era il ritorno a casa.

Amatrice era una tappa obbligata, l’ultimo avamposto della loro terra prima della Salaria, fino a Roma.

“È la storia che non riesco a raccontare, perché non ci sono parole per descrivere quell’emozione intensa. Era il ritorno, la vista di nuovo di Amatrice e dei Monti della Laga, ancora nel loro aspetto invernale nonostante fosse giugno”.

Le immagini e i ricordi sfumano, sopravanzati dalla cruda notte del 24 agosto.

“La sera eravamo stati a cena ad Amatrice. Come consuetudine, si faceva tardi passeggiando lungo il corso. La notte, a Poggio, siamo stati svegliati da un boato. L’abbiamo riconosciuto subito, ce lo aveva insegnato il terremoto del 2009”.

Appena appresa la notizia della distruzione di Amatrice, Livio e altri suoi amici si precipitano in paese. Avvolti da un sinistro silenzio rotto dalle urla, cercano di dare una mano nei soccorsi. “Ma c’era poco da fare”.

Ma la stessa tragica esperienza di sei anni prima si dimostrerà utile per Amatrice.

“Dopo il sisma del 2009 – dice – a Poggio Cancelli fondammo l’Associazione “Radici Pojane”. Era solo il febbraio del 2016 e non mi sarei mai aspettato che proprio l’Associazione di cui sono Presidente, sarebbe diventata il punto di appoggio per soccorsi, giornalisti e operatori della protezione civile. Il mio paese infatti era nelle vicinanze ed era agibile”.

“Siamo stati felici di organizzare un punto di primo soccorso: eravamo il riferimento per qualsiasi forma di aiuto, compresi i rifornimenti.”

E oggi?

“Il problema vero è che quest’estate c’era poca gente che tornava ad Amatrice per le vacanze. In questo momento c’è solo silenzio”, ci risponde amaramente.

Il primo grande desiderio di Livio è proprio questo: far tornare la gente prima della ricostruzione.

Per la popolazione. Per non abbandonarla due volte. E’ un problema sociale, non solo tecnico.

Forse un anno è troppo poco, forse occorre aspettare ancora.

“E’ necessario fare di tutto per mettere in condizioni le persone di tornare”, replica Livio. “Parlo proprio di quelle persone che sono originarie di qui e che tornavano in questi posti per passare le vacanze”.

Per questo il tessuto economico deve ripartire parallelamente alla ricostruzione generale, in modo che sia sostenuta la ricettività e la vocazione all’accoglienza di questa terra. E’ di estrema importanza in questo momento, proprio perché è appena trascorso un anno. Non si può aspettare.

La sua idea è che se le persone fossero messe in condizione di tornare, tornerebbero anche in condizioni di criticità. E allora propone di realizzare moduli abitativi provvisori a basso costo, come ad esempio dei bungalow da affittare ai villeggianti. Ora che grazie alla Regione Lazio sono stati aperti due Centri commerciali, l’Area Food e il supermercato, le persone tornerebbero in massa e regalerebbero ad Amatrice una presenza concreta, fisica.