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Professione Lavoro

mercoledì 2 aprile 2014

“L’Energy manager? Svolge un lavoro fondamentale. In Italia sono 2.000”

“L’Energy manager? Svolge un lavoro fondamentale. In Italia sono 2.000”

Dario Di Santo, direttore Fire, spiega il ruolo del responsabile per l’uso razionale dell’energia e il percorso di formazione: “Laurea scientifica ed esperienza sul campo”

“L’Energy manager è una figura aziendale fondamentale, perché l’energia è una commodity di importanza primaria che va gestita da un professionista chiaramente individuato e competente”. Dario di Santo, direttore generale della Federazione italiana uso razionale dell’energia e con una lunga esperienza in materia di fonti rinnovabili ed efficienza energetica, spiega a inCrescita.it l’evoluzione del ruolo degli Energy manager in Italia. Questa figura professionale, che può essere interna o esterna all’azienda, nel nostro Paese è strettamente collegata a quella del Responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia.

Ingegner Di Santo, che cosa fa un Energy manager?

La figura professionale è stata introdotta dalla legge 10/91 e oggi in Italia ci sono 2.218 Energy manager nominati da soggetti obbligati (dati Fire 2013). Svolgono un ruolo di riferimento per la conservazione e l’uso razionale dell’energia in un’organizzazione pubblica o privata. Non sono solo responsabili per l’acquisto dell’energia al miglior prezzo, ma devono anche individuare gli interventi di efficienza energetica necessari all’organizzazione e interfacciarsi con le altre funzioni aziendali.

Come svolge questo compito?

L’Energy manager deve conoscere i consumi energetici dell’azienda, dalle bollette al dettaglio per le varie fasi dei processi produttivi, e individuare gli obiettivi per la riduzione del fabbisogno e soprattutto degli sprechi. Una volta individuate le soluzioni deve comunicarle agli organi decisionali.

Gli interventi per l’efficienza comportano investimenti. È complicato spiegare l’importanza anche in termini di ritorno economico di queste operazioni?

Gli interventi di efficienza energetica hanno molti benefici, anche in termini di costi di manutenzione e di miglioramento delle condizioni di lavoro. Ad esempio le lampade led durano di più, per cui vanno sostituite con minor frequenza e garantiscono un ambiente più illuminato. Compito dell’Energy manager in questo caso è di quantificare tutti i vantaggi economici per promuovere gli interventi. È importante comunicare bene questo messaggio, perché è un argomento tecnico.

Come si diventa Energy manager?

Non esiste un percorso di formazione specifico, anche se lauree scientifiche - ingegneria energetica o per l’ambiente e il territorio - sono una buona base di partenza, oltre alla certificazione UNI CEI 11339 per Esperto della gestione energetica (Ege). È importante che sia un manager di alto livello, specie nelle organizzazioni più grandi, perché deve parlare con l’amministratore delegato e con chi prende le decisioni. Quello che fa davvero la differenza è l’esperienza nel settore energetico, accumulata sul campo.

Qual è il ruolo del Fire?

La Federazione italiana uso razionale dell’energia gestisce un elenco - che non è un albo - per incarico del Ministero dello Sviluppo Economico. Ogni anno il rappresentante legale dell’organizzazione interessata nomina l’Energy manager