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Innovazione

venerdì 28 febbraio 2014

“Puntare su giovani e startup per rendere il Paese competitivo”

“Puntare su giovani e startup per rendere il Paese competitivo”

A colloquio con Massimo Russo, direttore di Wired Italia: “Non abbiamo una Silicon Valley, ma in Italia non mancano le eccellenze. I giovani devono essere più ribelli nei confronti del sistema”


Internet delle cose, biotecnologie e stampa multidimensionale sono i trend tecnologici che avranno un maggior impatto in prospettiva futura. Ne è convinto Massimo Russo, direttore di Wired Italia, che a inCrescita ha raccontato a che punto è l’Italia sul versante dell’innovazione e quanto importante sia investire sulle startup e le idee dei giovani per essere competitivi a livello internazionale.

“Inventa, sbaglia, innova” è il payoff della testata messa a nuovo proprio da Russo, che punta tutto sull’innovazione e sulla capacità di descrivere l’impatto che il mondo digitale sta avendo sulla società, sull’economia e sui media. Roma svolge in questo contesto un ruolo fondamentale per lo sviluppo di queste nuove tendenze, ma la strada verso i livelli raggiunti da altri Paesi è tutt’altro che in discesa.

Massimo Russo, cosa significa per lei “innovazione”? A che punto è il nostro Paese?
“Innovazione fa rima solo in parte con tecnologia. È soprattutto cultura, una attitudine mentale. In Italia da questo punto di vista siamo ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi industrializzati, soprattutto per la presenza di alcune sovrastrutture che rendono tutto più difficile. Un altro aspetto di criticità è legato all’accesso al credito per chi non ha record a prova di bomba. Per questo molti giovani che si affacciano al mondo dell’imprenditoria vengono lasciati fuori. C’è meno che altrove la disponibilità al cambiamento”.

Ci sono molti trend tecnologici in atto. Quali sono secondo lei i più importanti in prospettiva futura?
“Bisogna puntare sulla biotecnologia ma anche sull’ambito della stampa multidimensionale. Importante è anche il settore dell’internet delle cose: si calcola che entro il 2020 ben 26 miliardi di oggetti saranno connessi tra di loro grazie ad avanzati sistemi di comunicazione, e che sarà fondamentale per alcuni ambiti produttivi, come il mercato delle automobili, la sanità e la domotica. A ciò si aggiunga anche tutto ciò che ha a che fare con i sistemi di monitoraggio da indossare”.

Roma può essere definita la Silicon Valley delle startup italiane?
“Non esiste nel nostro Paese la Silicon Valley. Non c’è una concentrazione sistemica di imprese né grandi aziende che possono fungere da acceleratori per le startup, come per esempio succede in California con colossi del calibro di Facebook e Google. Non abbiamo inoltre un sistema di borsa per l’uscita di Venture. Tuttavia, le eccellenze non mancano. Investire in innovazione e tecnologia in settori chiave del nostro sistema produttivo come il turismo e il manifatturiero avrebbe di sicuro delle ricadute positive. Dobbiamo inventare da noi le nostre Silicon Valley”.

Uno dei bandi della regione Lazio riguarda i creativi digitali. Da direttore di Wired Italia, cosa c’è secondo lei ancora da inventare nel settore dell’editoria?
“Il settore sta vivendo un momento di transizione forte con una sempre maggiore volontà di innovazione attraverso la messa in discussione del vecchio ordine. E questo non riguarda soltanto la comunicazione online ma tutto l’universo dell’informazione. Il paradigma per cui si è passati da una scarsità di sistemi di informazione ad un ecosistema di soggetti deve essere superato e valorizzato, trovando anche modelli diversi di business”.

Giovani e tecnologia sono due assi di sviluppo della programmazione europea fino al 2020: come si tradurrà in Italia questo indirizzo?
Prima di tutto nella volontà di vedere il digitale come una opportunità. I giovani in tal senso non devono essere troncati ma liberati. Bisogna dare loro reali strumenti di cambiamento, ma a loro volta, questi devono essere meno rispettosi e fare più a spallate con un sistema che ancora li tiene fuori”.