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Storie

lunedì 30 ottobre 2017

Rinaldo riparte nel segno del Maestro

Rinaldo riparte nel segno del Maestro

 

Entrando, ci accoglie una piacevole sensazione di profumata pulizia e di rilassante professionalità. Basta un’occhiata per capire che il 43enne barbiere Rinaldo è tutt’altro che un novellino. Con un sorriso che la sua folta barba rende più convincente.

Siamo al secondo piano del nuovo centro commerciale “Il Corso”, che giorno dopo giorno si anima di nuove aperture, per ricreare gradualmente il tessuto commerciale di Amatrice. Si cerca di tornare alla normalità: il supermercato, i negozi di abbigliamento e profumeria, i bar, il forno, la frutteria, i prodotti tipici, gli studi professionali.

E c’è anche L'Acconciatore di Rinaldo Serafini, inaugurato il 26 agosto. Nuovo, luminoso, animato. Prima del sisma era uno dei locali storici di Corso Umberto I.

“Non vedevo l’ora di ricominciare”, dice Rinaldo mentre sistema il piano di lavoro dopo aver finito con l’ultimo cliente.

Si, perché Rinaldo ha sempre lavorato a bottega, ha imparato il mestiere dal Maestro, così chiama il papà, perduto insieme alla mamma quella tragica notte del 24 agosto.

Ecco cos’è allora quel tatuaggio sul suo avambraccio. Non un semplice omaggio al suo lavoro. Ma è l’emblema stesso della sua storia. Il Maestro, il padre che gli ha insegnato il mestiere, che gli ha lasciato l’impronta di come si sta al mondo.

“Aveva 84 anni e da 73 lavorava come barbiere. Ogni mattina, quando arrivavo in negozio, il Maestro già era al lavoro. Ha fatto i capelli anche il giorno prima del terremoto”.

Quei maledetti secondi fatali che a Rinaldo hanno spaccato la vita in due. Genitori, casa, lavoro.

Faccio fatica a immaginare cosa succede nella testa e nel cuore di un uomo cui il destino toglie in pochi istanti gran parte degli affetti e delle certezze. No, non si può capire. Provo solo rispetto e silenziosa ammirazione per il coraggio di Rinaldo e della moglie.

“Amalia è la proprietaria della lavanderia al Triangolo, ci spiega Rinaldo, purtroppo anche a lei il terremoto ha portato via tre familiari”. Ce la ricordiamo bene, quella signora elegante che in lacrime tagliò il nastro del nuovo centro commerciale. Glielo chiese il Sindaco Pirozzi. E Amalia lo fece, un gesto che al tempo stesso era memoria e futuro. Insieme, lei e il marito hanno ricominciato.

Le difficoltà sono tante, Rinaldo non lo nasconde. “Nulla è più come prima del terremoto. C’è meno lavoro, prima venivano da noi clienti anche da altri comuni; oggi ripartiamo quasi da zero. E ho dovuto affrontare tante criticità. Ma grazie a Dio sono qui. Siamo ripartiti”.

Rinaldo spiega che ha recuperato solo la metà del valore delle attrezzature che aveva. “Ringrazio il Comune di Amatrice che mi ha aiutato economicamente. La Regione Lazio è stata encomiabile: persone eccezionali che hanno fatto di tutto per ricreare un ambiente degno e aggregato. Oltre a rimettermi il negozio, sono sempre qui e aiutano i commercianti anche nelle piccole difficoltà del quotidiano”.

Cambia espressione, Rinaldo, quando parla delle difficoltà che ha avuto con chi era chiamato a riconoscergli i danni subiti. “Sono stati eccessivamente fiscali. Non vogliamo essere visti come una specie protetta ma neanche trattati con le rigidità che ho subito. Chi sta in ufficio a svolgere simili attività deve essere tecnicamente preparato”.

A un anno di distanza Rinaldo e Amalia sono tornati al lavoro. Il passato non si cancella e pesa come un macigno. Ma ha vinto il loro coraggio, la forza, la volontà di andare avanti.

“Devi riacquistare serenità se vuoi ricominciare, altrimenti molli tutto e ti annulli. Io voglio rimanere qui, questo è il mio lavoro, Amatrice è la mia terra”.