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Storie

venerdì 11 agosto 2017

Tornate a Cittareale, non abbiate paura

Tornate a Cittareale, non abbiate paura

 

Prima di rispondere alle nostre domande Emidio ci mette un pò. È diffidente, forse non si fida. Forse pensa a una giornalista che sta cercando una testimonianza per un pezzo sulla ricorrenza, per riempire le colonne in occasione dell’anniversario del terremoto.

Ci ascolta mentre gli spieghiamo che il progetto “InCrescita” nasce molto prima e che la rivista già si occupava di storie di imprenditori.

Emidio Gentile ha 42 anni, è allevatore e imprenditore a Cittareale, dove gestisce anche uno splendido agriturismo.

L’attività di allevatore nasce con i suoi nonni. La continuità di impresa – quello che gli economisti considerano un valore – qui a Cittareale è normalità. Ma Emidio “per una sfida personale, contro tutto e tutti, perché non esiste che si vada via da questo luogo”, ha fatto di più, aprendo nel 1993 l’Agriturismo “LuCeppe”.

L’attività è in piedi anche se la componente turistica è quasi azzerata.

“Io, per assurdo, sto vivendo grazie a voi. La mia attività è viva grazie a tutta la macchina operativa: Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Regione Lazio, ingegneri, tecnici, imprese… Tutti quelli coinvolti in questa tragedia”.

Il tono è dolorosamente severo, preoccupato.

Iniziamo a comprendere la sua diffidenza. E cerchiamo di muoverci con delicatezza. Il nostro colloquio procede a piccoli passi.

Emidio ci spiega che a Cittareale il 60% delle case è lesionato. Ma sarebbe andata peggio se non fossero stati attuati interventi preventivi dopo il terremoto dell’Umbria. Sono infatti state apportate modifiche strutturali a numerosi edifici e case, tra cui l’Agriturismo di Emidio.

Il terremoto non ha danneggiato la sua azienda. Ma l’abitazione è venuta giù e ora con la famiglia vive in un “mapre”, uno dei moduli provvisori creati per gli agricoltori.

Pausa. E poi tentiamo un altro piccolo passo.

“Quali effetti ha avuto il terremoto sui clienti abituali, quelli affezionati?”.

“Quelli storici intende? Fortunatamente ci fanno compagnia, non ci abbandonano mai. Io le farei vedere la mia posta elettronica.”. Dal telefono si intuisce che Emidio sorride.

“Ci vogliono bene”, continua, “ma hanno paura. E i figli non li portano”.

“E tu, Emidio, tu hai paura?”

“Io no. Assolutamente no”.

Altra pausa. Incassiamo e tratteniamo tutto il suo coraggio.

Passiamo al futuro.

“Non deve succedere più quello che è successo la notte del 24 agosto. Noi soli a scavare con le mani. Occorre essere pronti. Occorre essere preparati ed efficienti nell’immediato”.

Gli chiediamo quali progetti riserva per il futuro, riferendoci principalmente alla sua attività. Ma la sua priorità è un’altra: “Una casa vera per i miei figli e far crescere quello che già ho”.

Emidio è presidente di un’Associazione che è stata fondata 4 mesi prima del terremoto. Si chiama “Salaria é”.

Si tratta di un progetto molto serio il cui scopo è quello di diffondere la potenzialità ricettiva di questo territorio sotto tutti i punti di vista. Sul sito dedicato è possibile consultare l’elenco dei Comuni che hanno aderito e le proposte per un soggiorno incantevole.

“Progetto che intendiamo continuare fermamente”, precisa Emidio.

I desideri, i sogni per il futuro. Emidio ci risponde ancora una volta con una domanda. Per capire meglio e per darci una risposta precisa. “Utopistici o reali?”, ci chiede. Entrambi, anche i sogni.

“Tra qualche giorno, il 24 agosto, vorrei svegliarmi e scoprire che non è successo niente.”.

Silenzio.

“Vorrei veder tornare il sorriso nel mio territorio”.

Forse ci vorrà ancora del tempo. “Qualcosa sta avvenendo. C’è gente in gamba, qui”.